Plastica e prodotti monouso: facciamo chiarezza

 

Vi siete mai chiesti quali siano le parole migliori per definire la plastica e un prodotto monouso?

Ci viene in aiuto la “Direttiva UE 2019/904 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente”. Per le aziende del settore interessate dalla Direttiva è infatti di fondamentale importanza comprendere e definire i propri prodotti per fare in modo che questi siano conformi alle nuove disposizioni legislative.

La Direttiva UE 2019/904 è diventata legge in Italia

Il 14 gennaio 2022 è entrato in vigore in Italia il Decreto Legislativo (DL) n. 196 dell’8 novembre 2021, una legge attraverso la quale il nostro Paese ha recepito la Direttiva europea sulla riduzione della plastica monouso, detta anche Direttiva SUP (Single Use Plastic).

Le definizioni terminologiche riportate all’interno del DL sono le stesse indicate nella Direttiva SUP e sicuramente quelle di “plastica” e “monouso” sono le prime da leggere per comprendere quali cambiamenti le nuove disposizioni porteranno al mercato dei prodotti di plastica monouso.

Cos’è la plastica?

Partiamo dalla plastica, di cui abbiamo parlato in un nostro precedente articolo.

La struttura chimica di un polimero

La Direttiva SUP definisce la plastica un polimero a cui possono essere stati aggiunti additivi o altre sostanze, a eccezione dei polimeri naturali che non sono stati modificati chimicamente, e che può funzionare come componente strutturale principale dei prodotti finiti.

Per comprendere quale sia la definizione e la distinzione tra polimero e polimero naturale, la Direttiva SUP fa riferimento al Regolamento REACH (il Regolamento Europeo per le sostanze chimiche):

  • “un polimero è una sostanza le cui molecole sono caratterizzate dalla sequenza di uno o più tipi di unità monomeriche. Tali molecole devono essere distribuite su una gamma di pesi molecolari in cui le differenze di peso molecolare siano principalmente attribuibili a differenze nel numero di unità monomeriche”;
  • “un polimero naturale è il risultato di un processo di polimerizzazione che ha avuto luogo in natura, indipendentemente dal processo di estrazione con cui viene estratto. Non modificato chimicamente vuol dire che la struttura chimica rimane immutata”.

Semplificando, il polimero è una sorta di catena costituita da tante unità dette monomeri che mediante legami chimici si uniscono, o meglio polimerizzano, dando origine al polimero.

Se la polimerizzazione avviene a livello industriale, la sostanza è definita polimero, se avviene in natura la sostanza è definita polimero naturale

Stando alla Direttiva SUP, gli unici materiali che non rientrano nella definizione di plastica, purché non siano stati modificati chimicamente, sono:

  • cellulosa, polisaccaride vegetale con funzione strutturale da cui si ottengono carta e cartone;
  • amido, polisaccaride vegetale con funzione di riserva energetica;
  • lignina, polimero presente nella parete cellullare delle cellule vegetali;
  • chitina, componente principale dell’esoscheletro di insetti, crostacei e funghi.

Per esempio: la cellulosa rigenerata (viscosa, lyocell e pellicola cellulosica), non è considerata chimicamente modificata, in quanto i polimeri risultanti non sono modificati chimicamente rispetto al polimero in entrata. L’acetato di cellulosa è considerato chimicamente modificato in quanto, rispetto al polimero naturale in entrata, le modifiche chimiche della cellulosa durante il processo di produzione sussistono anche alla fine di tale processo.

Cellulosa, amido, lignina e chitina sono quindi polimeri naturali, definiti anche biopolimeri, ossia presenti in natura già in forma polimerica.

Sulla base del Regolamento REACH e dei relativi orientamenti dell’ECHA (l’Agenzia europea per le sostanze chimiche), se un polimero è ottenuto mediante un processo industriale e lo stesso tipo di polimero esiste in natura, il polimero fabbricato industrialmente non può essere considerato un polimero naturale in quanto la polimerizzazione non ha avuto luogo in natura.

Ad esempio: i poliidrossialcanoati (PHA), non sono considerati biopolimeri in quanto non sono il risultato di un processo di polimerizzazione che ha avuto luogo in natura, ma prodotti in bioreattori industriali.

Di conseguenza, per la Direttiva SUP, nella categoria di plastica rientrano un grande numero di materiali, tra cui anche i polimeri naturali modificati chimicamente (es. l’acetato di cellulosa), articoli in gomma a base polimerica e la plastica a base organica e biodegradabile, come le bioplastiche (PLA, ossia acido polilattico, e PHA).

Tuttavia, l’Italia ha previsto “un elenco di eccezioni per taluni prodotti biodegradabili e compostabili per i quali la materia prima rinnovabile raggiunge una certa percentuale”, escludendo volutamente le bioplastiche dalle restrizioni della SUP.

Come si può capire se un prodotto è monouso o multiuso?

Gli “Orientamenti della Commissione”, una sorta di linee guida della Direttiva SUP, chiariscono la definizione di monouso riportate nella Direttiva stessa.

Per distinguere un prodotto monouso da un prodotto multiuso bisogna considerare innanzitutto le caratteristiche di progettazione del prodotto.

Per valutare il possibile riuso di un prodotto bisogna tener conto della vita funzionale attesa del prodotto, ossia:

  • se è progettato appositamente per essere utilizzato più volte prima dello smaltimento finale, preservando le sue caratteristiche funzionali, fisiche e di qualità
  • se di norma i consumatori lo concepiscono, percepiscono e utilizzano come un prodotto riutilizzabile.

Pertanto, un prodotto multiuso dovrebbe essere:

  • realizzato in materiali adatti ad essere impiegati più volte
  • lavabile e/o riparabile
  • progettato a sopportare molteplici spostamenti e rotazioni per lo stesso scopo per il quale il prodotto era stato originariamente concepito

e/o avere una natura ricaricabile, ossia la possibilità di essere:

  • rinviato al produttore per una ricarica
  • riutilizzato per lo stesso scopo per il quale è stato concepito.

Le categorie di prodotti monouso incluse nella Direttiva SUP sono molteplici e, soprattutto, diverse tra loro.

Nei prossimi articoli approfondiremo le disposizioni legislative che interessano le specifiche tipologie di prodotti in modo anche da capire perché troveremo sul mercato prodotti monouso un po’ “diversi” da quelli che abbiamo visto fino ad ora.

Anna Sagnella