World Environment Day 2026: ricerca, imprese e innovazione ambientale

Il 5 giugno 2026, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il laboratorio del Tecnopolo CNR,  PROAMBIENTE ha organizzato insieme a POLLUTION Analytical Equipment, azienda socia e fondatrice del Consorzio, una mattinata di confronto nella sede dell’azienda a Budrio, dedicata al rapporto tra ricerca, innovazione tecnologica e sistema produttivo.

L’obiettivo di questo incontro era dare una risposta all’appello globale all’azione promosso dall’UN Environment Programme e riportare l’attenzione su un tema che non può essere considerato “passato”. Negli ultimi anni l’ambiente sembra, a tratti, uscito dal centro del dibattito pubblico: se ne parla meno, o se ne parla soprattutto davanti alle emergenze. I dati climatici, le nuove norme europee, le trasformazioni industriali e le esigenze dei territori ci dicono che non è mai troppo parlarne.

La domanda che ha guidato la giornata è stata semplice: va bene parlare di innovazione ambientale e transizione ecologica, ma come facciamo a farla davvero?

Per rispondere, è stato organizzato un tavolo sulla ricerca pubblica, istituzioni, ecosistema regionale dell’innovazione, imprese e multiutility, con l’obiettivo di capire come trasformare conoscenze, dati e tecnologie in soluzioni ambientali concrete.

Dopo i saluti iniziali e di ringraziamento di Matteo e Paolo Monticelli per POLLUTION Analytical Equipment, della Sindaca di Budrio Debora Badiali e del Presidente di PROAMBIENTE Paolo Bonasoni, la giornata è entrata nel merito del contesto climatico. Bonasoni ha richiamato i dati sulle temperature globali, ricordando come l’ultimo decennio sia stato il più caldo a livello planetario e come la soglia di +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali sia ormai un riferimento sempre più vicino.

Ad aprire la sessione degli interventi è stato Paolo Bonasoni, che ha inquadrato il tema della giornata nel più ampio contesto del cambiamento climatico globale. Attraverso dati e trend recenti, ha evidenziato come il riscaldamento del pianeta renda sempre più urgente l’adozione di strategie efficaci di mitigazione e adattamento.

Francesco Petracchini ha quindi illustrato il contributo del CNR alla comprensione delle dinamiche del Sistema Terra, mostrando come la ricerca scientifica produca conoscenze e strumenti fondamentali per affrontare le sfide ambientali e supportare processi decisionali più consapevoli.

L’intervento di Claudia Romano ha posto l’attenzione sulle politiche regionali per la transizione energetica, evidenziando il ruolo della programmazione, del monitoraggio e della disponibilità di dati affidabili per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità fissati dalla Regione Emilia-Romagna.

Massimo Giusti ha presentato l’esperienza del sistema NOSE in Abruzzo, un progetto che valorizza il contributo dei cittadini nella segnalazione delle molestie olfattive e integra queste informazioni con attività tecniche di controllo e monitoraggio ambientale.

Con Roberto Righetti il focus si è spostato sull’ecosistema regionale dell’innovazione. Il suo intervento ha evidenziato il valore delle reti che mettono in connessione ricerca, imprese e territorio per favorire la nascita di nuove opportunità di sviluppo e competitività.

Giordano Gozzi ha approfondito il ruolo delle filiere regionali legate alla sostenibilità, mostrando come temi quali energia, qualità dell’aria, risorse idriche ed economia circolare richiedano una collaborazione sempre più stretta tra imprese, ricerca e istituzioni.

Francesco Matteucci ha affrontato il tema dell’innovazione dal punto di vista della sua applicazione concreta, sottolineando come il successo di una tecnologia dipenda non solo dal suo sviluppo tecnico, ma anche dalla capacità di rispondere a esigenze reali del mercato.

L’intervento di Riccardo Monti ha offerto una panoramica sulle principali normative europee in materia di sostenibilità, evidenziando come queste stiano trasformando processi, filiere produttive e modelli organizzativi delle imprese.

Stefano Verde ha portato la prospettiva del Gruppo Hera, illustrando come sostenibilità, gestione dei rischi e pianificazione industriale siano oggi elementi sempre più integrati nelle strategie aziendali di lungo periodo.

Giancarlo Bonzi ha presentato alcune soluzioni tecnologiche sviluppate da Cefla per affrontare le sfide della transizione ecologica, con applicazioni che spaziano dall’energia all’agricoltura, fino alla gestione efficiente delle risorse.

A chiudere la mattinata sono stati Giuseppina Sapia e Michele Morana, che hanno mostrato come il trasferimento tecnologico trovi concreta applicazione nei laboratori e nelle attività produttive di POLLUTION Analytical Equipment, trasformando ricerca e sviluppo in soluzioni industriali pronte per il mercato.

A chiudere la sessione, Francesco Riminucci, Direttore Tecnico di PROAMBIENTE, ha raccontato il lavoro del Consorzio nella valorizzazione della ricerca e nel trasferimento tecnologico per l’adattamento climatico e la tutela ambientale. Tra gli esempi presentati: il drone acquatico OpenSWAP, le applicazioni di modellistica microclimatica per il verde urbano, i sistemi per il monitoraggio delle emissioni in agricoltura e allevamentiil progetto NOSE per le molestie olfattive e la piattaforma INFOMARE-ER per la fruizione sostenibile del territorio.

Il filo comune emerso dagli interventi è stato pragmatico: la transizione ambientale non dipende da un solo attore e non si esaurisce in una tecnologia. Ha bisogno di ricerca pubblica, imprese capaci di industrializzare, politiche territoriali, norme comprensibili, dati affidabili e luoghi in cui questi elementi possano lavorare insieme.

La sede di POLLUTION ha reso e continua a rendere questo percorso visibile, non solo con idee, ma con competenze, tecnologie e applicazioni che arrivano sul campo e in tutto il mondo.