Tra conservazione e valorizzazione, la digitalizzazione per l’accessibilità del patrimonio artistico

La vocazione di un museo è duplice. Da un lato c’è la conservazione del patrimonio artistico e culturale. Opere antiche, materiali che si degradano col tempo e con l’esposizione ad agenti atmosferici. I musei hanno il compito di preservare opere d’arte e di proteggerle dal tempo che scorre. Dall’altro, la valorizzazione delle opere e la diffusione della conoscenza artistica e storica. Esporre la collezione di artefatti in modo da raccontare storie che educhino il visitatore è essenziale. Tuttavia, spesso le due vocazioni non procedono nella stessa direzione e trovare un equilibrio tra le due non è sempre facile per l’ente [1].  

Molte opere, poca visibilità 

La realtà che emerge è che, nel migliore dei casi, solo il 20% dell’intera collezione a disposizione è effettivamente esposta al pubblico [2]. Spesso per problemi di spazio non è possibile esporre la totalità dei reperti, anche perché gli edifici storici che ospitano i musei non sono adeguati allo scopo. E allora si fa una selezione, seguendo criteri di unicità, popolarità, etc.
Ma si pone anche il problema della conservazione: opere troppo delicate per essere esposte alla luce o all’umidità per periodi troppo prolungati. In questo modo, molte opere risultano accessibili solo ad esperti o in esclusive visite private [3].  

Soluzioni di valorizzazione 

Di tentativi per mettere in mostra, letteralmente, il patrimonio culturale nascosto nei depositi, ne vengono fatti molti. Dalla rotazione dell’esposizioni in collezione permanente da parte dei curatori dei musei, alla delocalizzazione di opere minori in istituzioni decentralizzate di piccoli comuni del territorio come, ad esempio, hanno fatto le Gallerie degli Uffizi o la Galleria Borghese [4 ]. Ancora, altre iniziative puntano a riorganizzare e rivedere il concetto di deposito, aprendo i magazzini e rendendoli luoghi vivi e visitabili, non solo a studiosi ma a un pubblico più ampio, continuando a far prevalere le necessità conservative su quelle educative [5]. 

Digitalizzazione, un’opportunità 

In questo contesto, la digitalizzazione del patrimonio culturale rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre la distanza tra le opere e il pubblico [6]. Se già la fotografia aveva consentito, in passato, una prima forma di diffusione a distanza delle opere, oggi le tecnologie digitali permettono di andare molto oltre. Modelli tridimensionali ad alta definizione, insieme a strumenti di realtà aumentata e virtuale, aprono nuove modalità di fruizione, più immersive e accessibili. 

Il progetto Atlante 

Il progetto Atlante si inserisce in questo scenario con l’obiettivo di sfruttare le tecnologie di realtà aumentata e virtuale per ampliare l’accessibilità e la comprensione delle opere conservate nelle collezioni. La piattaforma sviluppata consente di acquisire, archiviare e valorizzare il patrimonio attraverso la digitalizzazione 3D dei manufatti, creando archivi digitali consultabili tramite applicazioni immersive. In questo modo, le opere possono essere esplorate sia all’interno del museo sia da remoto, in ambienti virtuali che ne restituiscono il contesto, la storia e il significato. 

In definitiva, progetti come Atlante dimostrano come la tecnologia possa contribuire a ridurre la tensione tra conservazione e valorizzazione. La digitalizzazione, infatti, non sostituisce la tutela fisica delle opere, ma la rafforza, offrendo al contempo nuove opportunità di accesso, conoscenza e partecipazione. In questo equilibrio dinamico risiede la sfida contemporanea dei musei: proteggere il patrimonio per il futuro, rendendolo allo stesso tempo sempre più vivo, condiviso e accessibile nel presente. 

Fonti: