SCINTILLE. IDEE, STUDI E RICERCA AL FEMMINILE- Un mare senza ossigeno, come la geologia aiuta a leggere le anossie in Adriatico.

Tra luglio e settembre, gli strati d’acqua più profondi dei fondali costieri dell’Adriatico possono essere affetti da gravi carenze di ossigeno. Questi fenomeni prendono il nome di anossie e sono potenzialmente devastanti per l’equilibrio ecologico delle aree colpite. Quando si verifica un evento anossico, la concentrazione di ossigeno disciolto nell’acqua scende quasi a zero rendendo la sopravvivenza degli organismi marini praticamente impossibile, causando morie diffuse e alterando profondamente gli ecosistemi locali e le economie che da questi dipendono. 

Nel corso degli anni, il monitoraggio di questi fenomeni lungo la costa emiliano-romagnola ha coinvolto competenze diverse e visto una stretta collaborazione tra enti e ricercatori, dalla Struttura Oceanografica Daphne di ARPAE agli oceanografi e biologi del CNR. A partire dagli anni 2000, anche la geologia è entrata a far parte di questo settore di ricerca, contribuendo a evidenziare il ruolo del fondale marino nella comparsa e nella ricorrenza delle anossie. 

Francesca Alvisi è ricercatrice presso l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR). Nel corso degli anni ha partecipato a vari progetti che studiano, tra le altre cose, il legame tra le caratteristiche del fondale marino costiero e il ripetersi di questi eventi. Geologa di formazione, ha sviluppato il proprio percorso scientifico al confine tra la geologia di terra e quella di mare, collaborando a numerosi progetti multidisciplinari regionali, nazionali ed europei. 

Per lungo tempo, le cause principali dell’anossia sono state attribuite ad una combinazione di elevate temperatureforte produzione algale e scarsa circolazione delle masse d’acqua, condizioni tipiche delle stagioni estive nelle aree costiere poco profonde. La costa dell’Emilia-Romagna, caratterizzata da fondali bassi e acque calde e calme durante l’estate, è quindi particolarmente esposta a questi fenomeni, che si ripetono con regolarità ogni anno. A favorirne lo sviluppo contribuiscono anche gli apporti eccessivi di nutrienti, come i nitrati spesso provenienti dal sistema di scarico acque delle urbanizzazioni, che stimolano la proliferazione di microalghe. In questo contesto, prevedere con precisione dove si manifestano gli eventi anossici rimane una sfida complessa. 

Box con campione di sedimento del fondale sabbioso.

A Per anni, la previsione si è basata soprattutto sulle attività di monitoraggio svolte dalla SO Daphne, che, dagli anni ‘70, rileva periodicamente le caratteristiche della colonna d’acqua e, tra queste, la concentrazione di ossigeno disciolto. L’integrazione di questi dati con le tracce geochimiche conservate nei sedimenti, testimonianza di eventi anossici avvenuti in passato, ha però aperto nuove prospettive. Combinando le osservazioni raccolte negli ultimi cinquant’anni con lo studio dettagliato dei depositi sedimentari, i ricercatori sono riusciti a identificare aree in cui la ricorrenza delle anossie è particolarmente elevata. 

Le analisi di dettaglio di queste aree hanno mostrato che anche piccole variazioni nella conformazione del fondale e le sue caratteristiche geologiche possono favorire la creazione di zone soggette a episodi anossici ricorrenti. La scoperta più importante è stata quindi un cambio di visione del sistema, il passaggio da un sistema in cui il sedimento veniva considerato soltanto un testimone delle tracce lasciate dall’anossia a una nuova prospettiva, in cui il fondale stesso diventa uno degli elementi fondamentali che contribuiscono alla sua insorgenza. Comprendere questo legame ha significato non solo leggere la storia degli eventi passati, ma anche acquisire strumenti più efficaci per individuare le aree a maggiore rischio e migliorare la gestione degli ecosistemi costieri dell’Adriatico. 

Dal 2008 infatti, come risultato dei diversi progetti sviluppati nel corso degli anni, il sistema di monitoraggio dell’Emilia-Romagna può contare anche sulla boa E1 progettata per registrare le condizioni del mare in tempo reale in modo da prevedere l’insorgere di fenomeni anossici. 

SCINTILLE| IDEE, STUDI E RICERCA AL FEMMINILE è una rubrica del Tecnopolo di Bologna del CNR dedicata ai contributi delle ricercatrici che lavorano a stretto contatto con il Tecnopolo di Bologna CNR. È una piattaforma che vuole dare visibilità ai contributi scientifici di alto valore delle ricercatrici e scienziate che si impegnano quotidianamente per aumentare il bagaglio di conoscenze collettive.  Nato in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza è un impegno che dura tutto l’anno promuovendo parità e inclusione di genere nei luoghi della ricerca. 

Questo contributo è proposto da Francesca Alvisi (CNR-ISMAR) ed è stato curato da Diana TartagliaGiulia Magnani e Inés Perez. Il Tecnopolo di Bologna CNR è un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito dei finanziamenti PR FESR 2021-2027.